Francesco De Gregori interrompe il tour europeo per presentare, con una nuova veste, ventotto canzoni che fanno parte del patrimonio emozionale nazionale e che ha riunito sotto il titolo Vivavoce. Chi di lui si nutre, ed è un pubblico senza età, dovrà attendere la primavera del 2015 per vederlo in concerto con una sola eccezione, la sua visita a X Factor. De Gregori sarà in diretta giovedì 20 alle ore 21.10 su Sky Uno. Per farci raccontare questo suo nuovo progetto lo abbiamo incontrato e intervistato negli studi di RTL 102.5.

De Gregori chissà che fatica realizzare questo album.

Abbastanza. Il repertorio è tanto. Vanno fatte delle scelte.
Qualcuno sarà scontento. I giovani la adorano.
I giovani più che nelle mie canzoni devono credere in quello che leggono nei libri. Certo anche nelle mie rime qualche significato c'è ma non solo lì
Ma lei è un poeta.
Scherza? Io faccio musica. E le dico di più: a chi sostiene che io faccia politica ribatto che fare politica è fare bene il proprio lavoro.
Ha mai trattato col suo pubblico?
Se lo facessi significa che non lo rispetto.
C'è una canzone che la ha stufata?
A periodi rinuncio a La leva calcistica del '68 ma non ho potuto escluderla da Vivavoce.
E una che la entusiasma?
Sempre. Però ora che sto girando l'estero le dico che Viva l'Italia la faccio per seconda, in scaletta: vogliono sentir parlare bene di noi oltreconfine. Ma attenzione non è una canzone piantata in un momento storico definito, è aperta.
Poi c'è Generale...
Quella non può mancare. E' una canzone più sulla pace che contro la guerra.
La cover del disco ha un intenso lavoro di immagini.
Alcune foto sono mie. C'è il contributo di mia moglie. Voglio sia la canzone numero 29 e non una immagin fine a se stessa.
Che vede quando si volta indietro?
Che agli inizi mi sentivo inadeguato vicino a colleghi che sapevano leggere gli spartiti.
Ora si sente anziano?
Non mi frega niente dell'età. Non mi è mai fregato di essere il più giovane come ora non mi frega di essere il più vecchio. Mi secca solo che ho meno tempo da vivere.
Pensa a Lucio Dalla ogni tanto?
Certo. Voi avete le due punte di un iceberg ma noi abbiamo sempre trafficato insieme.
Lucio Dalla amava la sua Santa Lucia.
Ricordo che era il 1976, mi telefonò e mi disse: ascoltandola mi sono messo a piangere.
A voler fare le pulci manca Pablo.
Vive da sempre sotto una cappa ideologizzata ed è per questo che manca anche dai concerti.
A proposito di politica: nessun inedito in Vivavoce sull'attuale stato del paese. E nessun inedito in generale.
Non era un album per inediti. Non sarebbe stato un progetto credibile.
Ma qualcosa avrà scritto?
Nulla di nuovo che raffiguri il paese. Io ormai sto da un'altra parte.
Non teme che questo disco così riarrangiato sottragga qualcosa al passato?
Nulla. Come Picasso non va nelle case di chi ha i suoi quadri a ritoccarli mentre dormono, io non vado da chi ha Rimmel sotto il cuscino a sostituirlo.
Lei chi è?
Resto il solito strimpellatore di sempre.