di Paola Tribisonna


Nel romanzo Non si muore tutte le mattine, pubblicato nel 2004, Vinicio Capossela scrisse che "il bar non porta i ricordi, ma i ricordi portano inevitabilmente al bar".
Meta privilegiata per soddisfare il bisogno di evasione, il bar è anche luogo di incontro di solitudini. E' lo scrittore Charles Bukowski a ricordarcelo in Niente canzoni d'amore: "Sulla via per l'inferno c'è sempre un sacco di gente, ma è comunque una via che si percorre in solitudine. Si spinse avanti a gomitate per prendere la sua vodka liscia".
Una descrizione altrettanto efficace ce la restituisce Ernest Hemingway nel racconto Un posto pulito, illuminato bene: "Era tardi e tutti avevano lasciato il caffè tranne un vecchio seduto all'ombra che le foglie dell'albero formavano contro la luce elettrica. Di giorno la strada era polverosa, ma di notte la rugiada fissava la polvere e al vecchio piaceva stare seduto fino a tardi perché era sordo e di notte c'era un gran silenzio e lui avvertiva la differenza".
Sul binomio folla/solitudine si è pronunciato anche lo scrittore Andrea Pinketts. Sua è l'espressione contenuta in Sangue di yogurt: "Fuori dal bar c'è un deserto pieno di gente. Meglio stare nel bar".

Il bar come ambiente informale, caldo, accogliente, un polo magnetico che attrae le persone. E, "forse un giorno si scoprirà che esiste un piccolo gene, simpatico ma a volte un po' rompicoglioni, che invoglia, stimola e spinge alcuni di noi a riunirsi al bar". Se lo è chiesto Max Pezzali nel 1998 in Stessa storia, stesso posto, stesso bar. E, siamo certi, è una domanda che tutti, almeno una volta nella vita, si sono posti.

In attesa di assistere al finale di Bar da incubo, giovedì 21 agosto alle 22.50 su Sky Uno, leggi cosa ci ha rivelato Stefano Scioscia, responsabile del locale Spritz Navigli a Milano, punto di ritrovo per tutti gli appassionati dell'aperitivo alcolico, diventato un must nel capoluogo meneghino (e non solo).

Stefano, si presenti in una frase.
Ventotto anni, di origini pugliesi, ma nato a Milano, positivo, determinato e umile.

Così giovane, eppure già responsabile di un locale in uno dei quartieri più belli di Milano.
E' un grosso impegno, però è un lavoro che mi piace.

Cosa faceva prima?
Ho fatto il cameriere, poi ho lavorato come commesso presso alcuni negozi di abbigliamento.

Qual è il segreto per attirare la clientela?
Far sentire il cliente a casa propria. Gestisco questo locale da un po' di anni e non ho mai voluto tavolini in vetro o pareti perfettamente imbiancate. Il bar dovrebbe ricreare un'atmosfera informale, intima, colloquiale.

In tempi di crisi quali sono le strategie da adottare?
Siamo contrati alla politica del ribassamento dei prezzi. Preferiamo puntare sulla qualità del servizio e sull'offerta.

Qualche esempio?
Da noi trovate lo spritz blu e verde!

La richiesta più strana che le è capitato di ricevere da un cliente?
Ogni tanto mi chiedono un Long Island "non forte", ma è assolutamente un controsenso! Dentro c'è vodka, tequila, gin, rum bianco!

Date le sue origini, baratterebbe questo locale con uno sulla spiaggia in Salento?
No, un locale va gestito personalmente, non potrei mai, anche se la Puglia offre sicuramente paesaggi indimenticabili!

Se il suo locale fosse un cocktail sarebbe...
Uno spritz, ovviamente! (ride)