di Paola Tribisonna

La leggenda del rock si racconta a Sky Uno, tra la passione per i tatuaggi e quella per la musica, intrisa di messaggi forti da lanciare a un pubblico trasversale e ricettivo.
Pino Scotto traduce in musica e sul suo corpo una rabbia condivisa anche da chi non frequenta il suo genere, denunciando nei suoi concerti una società che ha sempre meno valori, succube del potere. E nel frattempo si tatua il teschio di un bisonte, simbolo della cultura degli Indiani d'America, al centro di violenze e soprusi.

In attesa di scoprire chi sarà il vincitore di Best Ink mercoledì 2 luglio alle 21.10 su Sky Uno, leggi l'intervista al cantante e conduttore radiofonico campano.

Pino, com'è il suo rapporto con i tatuaggi?
Mi piacciono e ho anche molti amici tatuatori, soprattutto tra gli Hells Angels.

Quanti ne ha?
Tre. Ho scelto di ricorrere ai tatuaggi quando ho sentito l'esigenza di imprimere sulla mia pelle una serie di eventi importanti che mi sono capitati.

Il tatuaggio a cui è più legato?
Sul braccio sinistro, quello di un teschio di bisonte. E ti spiego il motivo: quando i Beatles portavano la frangetta io avevo già i capelli lunghi fino alle spalle, perché volevo essere un indiano. Ho molto rispetto per la loro cultura e mi dispiace che la loro storia sia stata così nefasta. Sotto il teschio di bisonte ho fatto incidere anche una scritta in inglese: Combatti il potere.

Gli altri tatuaggi che cosa raffigurano?
Sul braccio destro ho fatto incidere la cover dell'ultimo album dei Vanadium. Il disegno l'ho realizzato di mio pugno. E' un tatuaggio che simboleggia la fine di un percorso, un pezzo della mia vita. Poi, più in basso, ho tatuato un asterisco dove sono impressi gli occhi di mia nonna Lucia.

Ne farebbe altri?
Se capitasse un altro evento degno di essere "scritto" sulla pelle, sì. In linea di massima sono contrario ai tatuaggi fatti "per moda".

Parliamo di "Vuoti di memoria", il suo ultimo album.
Alla fine del tour di "Codici KO", il disco scorso, già pensavo ai brani nuovi. Avevo scritto solo tre pezzi e mi stava venendo l'ansia, perché tutto quello che sento oggi sono riff già sentiti. Poi, a Roma, in albergo, su un canale digitale, ho visto un servizio sul fascismo e in sottofondo la canzone di Renato Rascel, E' arrivata la bufera. Mi sono detto: devo recuperare brani dal passato - di questa portata - e riarrangiarli.

Da lì la scelta di accostare Tenco a Celentano, fino a Elvis Presley e ai Motorhead.
La scelta dei pezzi in italiano è basata sui testi, che sono attuali e rivoluzionari. Quelli internazionali, invece, li ho selezionati perché hanno fatto parte del mio percorso.

Scegliendo "Povera Patria" di Battiato la dice lunga su cosa pensa della politica.
Sono anni che scrivo queste cose, solo che lui è arrivato prima. A Franco è piaciuto il video, mi ha dato l'autorizzazione. Gli avevo anche chiesto di fare un cameo, ma poi è morto Sgalambro e non abbiamo fatto più niente.

Bella la dedica a "Detroit Rock City" dei Kiss su "Svalutation" di Celentano.
Ho voluto fare un regalo a mio figlio, Brian. Lui è un fan sfegatato dei Kiss! Inoltre, credo che "Detroit Rock City" sia uno dei brani più belli che abbiano scritto.

Ha collaborato con i Club Dogo e Caparezza. Qual è il suo rapporto con loro?
Sono artisti che stimo moltissimo. Con i Club Dogo c'è anche un rapporto di amicizia, al di là della musica. Credo che sia importante creare delle collaborazioni che diano vita anche ad attività parallele, come iniziative benefiche. Il pezzo che ho fatto coi Dogo è nato per aiutare i bambini del Centro America.

Dove la vedremo d'estate?
Il 18 luglio sarò in provincia di Padova, aprirò il concerto degli Skorpions. Per tutte le altre date estive basta cliccare sul mio sito www.pinoscotto.it.

Concluda l'intervista come meglio crede.
Vorrei lanciare un messaggio a tutti i giovani: cercate di non farvi fregare dal potere e fate sempre quello che sentite. Un'unica raccomandazione: divertitevi!