di Paola Tribisonna

I quattro artisti di Torino, che hanno infiammato il palco di X Factor due anni fa, li ricordi per le loro performances psichedeliche, oltre che per la capacità di fondere gli stili, fino a trasformarli in una tela in cui convivono pennellate di melodie pop e veloci tratteggi rap su una base marcatamente dance.
Li guardi e ti tornano alla mente le atmosfere lisergiche sulle note di "Judas" di Lady Gaga o quelle irriverenti e freaky di "F**k You" di Cee Lo Green. Li ascolti e non puoi non restare travolto dalla loro energia e carica espressiva.
A Sky Uno offrono uno spaccato della loro vita dopo X Factor, tra sogni e progetti, senza tralasciare la forte passione per i tatuaggi.
In attesa di guardare la prossima puntata di Best Ink, mercoledì 25 alle 21.10 su Sky Uno, leggi che cosa ci hanno svelato Marco "Cata" Musarella, Fabio "Broad" Perretta, Celeste "Liza Gugliandolo" e Placido "Lead" Gugliandolo a proposito del loro rapporto con i disegni sulla pelle.

Celeste e Fabio, quando avete iniziato a tatuarvi?
Celeste: Dieci anni fa circa.
Fabio: Alcuni anni fa.

Placido e Marco, ve ne fareste uno?
Placido: Sì, ho già scelto il disegno. Aspetto solo che Fedez dia un po' di tregua al tatuatore per prenotarmi!
Marco: Purtroppo non posso, per un problema di salute, ma mi sarebbe piaciuto!

Celeste, che cosa ha raffigurato sul polso?
Un sole.

Come mai questa scelta?
L'ho disegnato io, volevo che trasmettesse il mio lato solare, positivo. Il risultato però non è stato all'altezza delle aspettative.

Perché?
Sembra un sole con la barba, non trovi?

Che cos'è un tatuaggio?
Fabio: E' un modo per per scandire dei momenti della propria vita, utilizzando il corpo come una tela.
Placido: E' una moda che ti rende subito cool. Poi se chiedi alle persone da chi si son fatte tatuare, nove volte su dieci ti risponderanno da uno di Miami, Londra o New York. Mai nessuno che citi il paesino italiano.

Come spiegate il connubio così stretto tra il mondo del rap e i tattoo?
Marco: Il rap nasce come subcultura, è un'arte nata dalla strada, così come i tatuaggi. All'inizio chi si tatuava era un ex galeotto, poi la moda si è espansa. Ad accomunarli c'è il bisogno di esprimere qualcosa di forte, dirompente, che si ha dentro.

Ci presentate "In/cassa"?
Celeste: È un album al quale teniamo molto, in cui si mescolano stili, influenze e temi diversi. Ci siamo cimentati anche come autori di testi e musiche e c'è molto del nostro sguardo e della nostra esperienza maturata negli ultimi anni.

Perché questo titolo?
Celeste: In/cassa come dentro alla cassa, quella dello stereo, quella della batteria, quella toracica, dove batte il cuore, dove risuona la voce. Ma anche incassa, incassare: un colpo, un fallimento, una fatica, una delusione. La cassa è anche la grande scatola in cui abbiamo “incassato” tutto il nostro lavoro, la nostra crescita, il nostro creare, tratteggiando il profilo della nostra musica, nella quale ci mettiamo in gioco, mischiando e contaminando vari elementi.

Nella cover dell’album siete immortalati mentre venite presi a pugni. Da chi?

Celeste: È un prenderci a pugni a vicenda, dalla vita, dalle false promesse, dalle critiche che ci hanno affossato, ma che ci hanno permesso anche di risalire. E poi è un omaggio alla copertina di un album dei Moderat, una band che stimiamo molto. Le foto che sono contenute all’interno dell’album ricordano, invece, Lars Von Trier nel suo “Nymphomaniac”.

Com'è stato il passaggio da X Factor al lavoro discografico?

Celeste: Il talent ci ha insegnato a soddisfare nel più breve tempo possibile le esigenze del pubblico, mentre questi due anni ci sono serviti a farci capire quali fossero le nostre di esigenze e le nostre aspettative su di noi. Conserviamo bellissimi ricordi legati a X Factor e ci spiace non vedere più Elio, il nostro mentore, nel programma.

A proposito, cosa pensate dei nuovi giudici?

Marco: Ci piacciono molto, credo che ognuno di loro intercetti uno “zoccolo” di pubblico differente e, per questo, il cast funziona. Siamo molto curiosi di scoprire come se la caveranno!

“Un giorno qualunque” si apre con una domanda: “dove stiamo andando?” Ecco, dove stanno andando I Moderni oggi?

I Moderni vanno verso tutte quelle direzioni che li stimolano e che danno loro la sensazione di accrescere la loro creatività. Sostanzialmente, andiamo dove ci porta la nostra poliedricità.

Progetti futuri?

Placido: Abbiamo tantissima voglia di cantare live. Ci piacerebbe confezionare uno show che rispecchi la fatica, di studio e di lavorazione, fatta in questi anni. Tutte le date, radio e live, saranno presto disponibili sulle nostre pagine social.