di Fabrizio Basso

Un cammino lento, ponderato, per non scivolare, per non farsi male, per non sparire. Michele Bravi, vincitore della settima edizione di X Factor pubblica il suo primo album "A piccoli passi". Come è nato, come lo ha costruito lo scoprireremo nella puntata di Uno in Musica su Sky Uno in programmazione sabato 14 giugno alle ore 13.25 e a lui dedicata. Ma già venerdì 13 sarà possibile vederne un'anticipazione sul sito di Sky Uno. Nell'attesa lo abbiamo incontrato e intervistato.

Michele, che è successo dopo la vittoria a X Factor?
Una cosa bellissima: mi è stata data la possibilità di costruire un album tutto mio e con i giusti tempi.
Lei come ha proceduto?
Ho iniziato un lavoro di ricerca, di scoperta e, nonostante questo, mi è ancora difficile dire questo sono io.
Certo che di tempo se ne è preso.
Ho dovuto, sapendo che avrei dribblato l'ondata di popolarità post vittoria. Era irrispettoso fare un progetto non coerente con me e non prendermi il mio tempo.
Grandi firme le hanno affidato loro pezzi.
E' vero. Grandi artisti mi tendono la mano e sono io nell’ultima canzone, "Prima di dormire", mi presento come autore e compositore. E’ la sintesi perfetta di quanto fatto finora. E' un onore avere nel disco “La vita e la felicità” scritto da Tiziano Ferro, “Sotto una buona stella” dei Tiromancino, che è anche la title track dell’omonimo film di Carlo Verdone, “Amarti da qui” di Luca Carboni, “In bilico” di Giorgia e “Serendipity” di James Blunt.
Come ha scelto il repertorio?
Si è creato da solo, con collaborazioni spontanee. Mi ha stupito il produttore Michele Canova: credevo fosse un po’ distante e invece mi ha guidato molto da vicino. Mi ha avvicinato all’elettronica, che, in modo anche spocchioso, vedevo dall’alto. Mi ha rapito: è il suono della modernità e in questo disco c'è la ricerca di quel suono.
Ha cambiato percorso in...corsa?
No, c'è stata una evoluzione, una ricerca. Sentivo la necessità di un suono che fosse mio, non è un lavoro copiato: questo disco è un primo passo, è il lavoro migliore che oggi con le mie conoscenze potessi fare.
Avere una canzone di James Blunt non è da tutti.
"Serendipity" è un regalo dell’editore, mi è stato proposto con grande stupore mio. E’ un brano che mi ha fatto porre molte domande, mi ero intestardito per tradurlo in italiano ma poi ho capito che mettere le mani sul pezzo di James Blunt è come correggere la Gioconda. Mi spiace solo che non ci siamo incontrati.
"Sotto una buona stella" è arrivata a Carlo Verdone.
Con lui c'è stato un grande scambio, è un amante della tradizione musicale, Jimi Hendrix in primis. Ma è un curioso di natura, vuole scoprire la musica dei giovani. La canzone che ha scritto Federico Zampaglione è nata per il film. E’ una canzone con vena cantautorale ma è anche un bel modo per dire ti amo a una persona.
Tiziano Ferro?
E' il mio padre nascosto. Per volontà di entrambi non poteva essere l'unico autore, altrimenti non sarebbe uscito Michele Bravi che canta Tiziano Ferro. Mi ha protetto nella scelta dei pezzi e mi ha seguito da vicino.
E' un frequentatore dei social?
Sto studiando la materia. Devo imparere a coltivare un pubblico che mi segue e vuole essere coinvolto, voglio saldare di più il rapporto col pubblico. Non è vero che toglie verità alla vita, se lo usi in modo intelligente è aggiuntivo.
Luca Carboni le ha fatto cantare Pablo Neruda.
Quando mi ha spiegato che stava rielaborando Neruda ero titubante. Dipende come lo canti, è una rielaborazione poetica. Mi ha spronato a entrare nel mondo del poeta cileno. Ha una delicatezza che rappresenta la tradizione italiana. Mi sono appassionato e ho fatto ricerche su quel tipo di impostazione poetica.
Ci spiega il titolo?
"A piccoli passi" raccoglie tutta la filosofia con cui è stato costruito il progetto. Sento la necessità di un percorso in costruzione, non posso dire sono io ma posso dire che sono i primi passi.
Quanto è stato importante X Factor?
Se lo vivi come laboratorio è perfetto, ma se lo punti come trampolino di lancio è sbagliato. Io ho avuto possibilità di lavorare con Morgan che ha trovato indirizzo alla mia voce. Il talent è l’inizio del percorso. Prima ero abituato a un tipo di realtà vecchia, all'idea del concept dell'album: filosofie belle ma tipiche di un'epoca.
Si spieghi meglio.
Se la musica di oggi non piace si cercano altre strade. L’imitazione del passato è stupida, l’emulazione è intelligente, perché è la rielaborazione del passato.
Perché Morgan non compare nel disco?
Con lui c'è stato uno scambio di idee più che di canzoni. Sentire quello che dicono gli altri è importante. Il suo modo di scrivere è molto complesso e stupisce melodicamente. In Italia è difficile da capire, ora è presto, ma in futuro mi piacerebbe collaborare con lui.
Tour?
Ne parleremo più avanti, procedo a piccoli passi.