di Fabrizio Basso

Fare radio passando per la televisione. Una speranza per dodici aspiranti entertainer radiofonici che dal 9 giugno, per nove lunedì alle ore 20.10 su Sky Uno, si giocheranno i propri sogni in “RDS Academy”, il programma televisivo ambientato nel quartier generale di RDS che darà, al vincitore, un contratto radiofonico con l’emittente. Ideato da RDS e Vanity Fair e prodotto da Level 33, ha come coach Anna Pettinelli, Matteo Maffucci e Giovanni Vernia, affiancati da una ironica e autorevole  Diletta Leotta, volto di Sky Meteo 24.

E’ un progetto particolare fatto per chi adora la radio, che può sembrare un mezzo antico ma invece è vicinissimo alla realtà e ha saputo evolversi. I 12 aspiranti speaker radiofonici sono già abbastanza formati, solo uno non ha mai lavorato in radio. Le voci sono belle, nessuna inibizione verso il personaggio pubblico, ma soprattutto hanno studiato ed è importante perché spesso i talent vengono accusati di portare avanti ragazzi senza doti specifiche: in questo caso, impegno e spirito di sacrificio sono una caratteristica costante di tutti. Alla tanta voglia di fare radio si abbina la concretezza di dare un lavoro in una stagione complessa come la attuale.

RDS Academy è una idea nuova, la radio in televisione è arrivata in tanti modi ma mai così: “il talentuoso staff”, come lo ha definito Francesca De Martini, responsabile dei format Sky, ha davvero trovato una via nuova per portare l’etere nel tubo catodico. Colpisce la trasversalità dell’operazione che coinvolge tutti i settori della comunicazione: radio con Rds, televisione con Sky e carta stampata col gruppo Condé Nast. Il main sponsor è Che Banca.

Matteo Maffucci arriva dalla radio “mi ha allevato ma questa è la mia prima esperienza televisiva. A comunicare da un palco lo ho imparato dalla radio. La radio è una cosa seria come il pop. Sono stato anche cattivello e puntiglioso ma la passione e l'entusiasmo dei partecipanti erano travolgenti. Anche perché in ballo c’è il lavoro dei loro sogni”. Anna Pettinelli sottolinea che questo talent è molto diverso in quanto “i nostri ragazzi sono stati in radio otto ore al giorno e hanno studiato giornalismo, dizione, conduzione. Un master così non ha prezzo e non lo chiamo talent ma scuola di radio. Chi vince e va in onda sarà un professionista formato. All’inizio non credevo fosse possibile e mi sono stupita io per prima. Sono orgogliosa di creare un professionista”. Giovanni Vernia rivela che “anche tra noi giudici ci sono stati momenti di discussione, ad esempio sulla dizione: per me la personalità va oltre. L’emotività è difficile da lasciare fuori, io li avrei presi tutti i ragazzi, dispiace vederli uscire. Mi sono commosso. Ma ho un ruolo e devo capire se i ragazzi si sanno divertire davanti al microfono”.