di Barbara Ferrara

Centotre presenze in nazionale, quattro mondiali, cinquantacinque punti in testa, sei dita rotte, quattro costole, un gomito. Spalle lussate, una clavicola fratturata, distorsioni varie alle gambe, un collaterale rotto, una sublussazione del ginocchio e uscite dal campo per infortunio: nessuna. E’ questo l’identikit a cui l’ex azzurro Andrea Lo Cicero ci ha abituato, ma a partire dal 5 maggio, dal lunedì al venerdì alle ore 19.50 su Sky Uno, lo vedremo sostituire la palla ovale con le cesoie, e fare meta in giardino. Sì, avete capito bene, Il Barone ha deciso di scendere in campo per una nuova avvincente sfida che lo vedrà sporcarsi le mani a contatto con la natura.

Grazie agli anni sul campo, la lunga esperienza di capitano e al suo pollice verde aiuterà una squadra di persone in difficoltà col verde del proprio giardino. L’obiettivo è trasformare uno luogo abbondonato a se stesso in un spazio accogliente che trasmetta l’energia vitale che solo le piante sanno diffondere nell’ambiente che le circonda: “Vedere un giardino che da una foresta diventa un paradiso è molto gratificante”. E se la sua missione è regalare emozioni fuori da un campo da rugby, la missione può dirsi compiuta. Non dimentichiamo poi che Andrea Lo Cicero è un uomo socialmente impegnato: ha creato la onlus “La terra dei bambini” per avvicinare alla natura ragazzi diversamente abili.

Lo Cicero in campo la sua missione era vincere: in Giardini da incubo qual è?
Portare a casa il cambiamento mentale delle persone che si affidano a me. Il giardino è facile da fare, difficile è mantenerlo, come nello sport: è semplice scendere in campo, il problema è mantenere la tua posizione per una carriera. Lì sono gli anni di esperienza che aiutano.
E’ possibile trasmettere l’amore per le piante a chi si sente negato?
Certo, nessuno nasce imparato. Se apprendi le basi di giardinaggio, di sport o altro, sono poi l’esperienza e la pratica a contare. Se la lasci fare la natura segue il suo corso in modo naturale, senza nessun ostacolo, quindi quello che cerco di fare io è ri-organizzare, scegliere le piante che meglio si adattano al territorio. Fare squadra è anche un pretesto per confrontarsi.
Cosa ha cercato di trasmettere in Giardini da incubo?
La missione era rendere autonome le persone: ci ho messo tutto il mio impegno. Abbiamo giocato con le famiglie per coinvolgere i bambini, insegnare loro a sporcarsi le mani. Ho cercato di trasmettere loro tutti gli insegnamenti che ho assorbito dal rugby: alla fine è la somma delle piccoli azioni che fa la differenza. Nel caso specifico, in un giardino se ognuno di noi è portatore sano di buone azioni ed è desideroso di fare qualcosa, il giardino viene bene.
Cos’è per lei un giardino?
Un anti-stress.
Tre aggettivi per descrivere il suo programma?
Divertente, non banale e istruttivo.
Tre aggettivi che descrivano Andrea Lo Cicero?
Sono un entusiasta, una persona curiosa e positiva.
La vela è una delle sue grandi passioni, sappiamo che ama da sempre stare in mezzo al mare…Cosa hanno in comune il rugby, la vela e il giardinaggio?
La natura. E con la natura non si scherza. In mare aperto così come in altre situazioni bisogna essere pacati, essere in equilibrio. La natura ti regala tutto. Ma bisogna saperla rispettare. 
Dove vive?
Con la mia compagna in 13 ettari di terreno. Sono riuscito a “stra-piantare” una modella e portarla in campagna. Ogni tanto senti la lontananza dalla città ma compensi con una vita sanissima. Produco latte d’asina per bambini che hanno problemi di intolleranze alimentari. Coltivo l’orto e curo una fattoria didattica. Progetti che seguo in prima persona.
Soddisfatto?
Ho avuto la fortuna di aver fatto ciò che desidero nella vita, ho avuto una famiglia vicina, queste sono prerogative importanti che non tutti hanno. Lavoro con bambini e ragazzi che hanno disabilità. Con loro trascorro del tempo in mezzo ad animali e piante, ho creato la Onlus “La terra dei bambini” con l’obiettivo di portare questi ragazzi a un rapporto più diretto con l’ambiente.
Un proverbio dice che “La pianta si conosce dal frutto”, lei è d’accordo?
Per me la pianta si riconosce dal padrone, come i figli si riconoscono dai genitori, così come le case si riconoscono dai proprietari. L’educazione si riconosce dalla persona stessa. Se c’è dedizione i frutti vengono buoni.