Fabrizio Basso
(da Pesaro)


Vent’anni in cento minuti. Un riassunto straordinario che diventa epico se la voce narrante è quella di Laura Pausini che festeggia i suoi primi due decenni di carriera. Una delle popstar più internazionali del nostro paese si racconta su Sky Uno venerdì 10 gennaio 2014 alle ore 21.10 in “Laura Pausini – 20 my story”: è un qualcosa di speciale perché l’artista romagnola per una volta lascia fuori dalla telecamera il palco e diventa narratrice. In questo momento è impegnata nel “The greatest hits world tour”, un giro del mondo di concerti che, con una scaletta speciale ed epocale, celebrano la sua carriera.

Laura Pausini sono vent’anni da “La solitudine”.
Lo so è infatti me la sono regalata riarrangiata dal Maestro Ennio Morricone.
Proprio un bel regalo.
Pensi che quando ci siamo sentiti lui mi ha detto di vederci la mattina presto, io credendo di essere cortese, gli ho chiesto se va bene verso le nove e lui ha detto: facciamo prima verso le sette.
Altri regali?
Vorrei tornare sul palco dell’Ariston dove tutto è cominciato. Nel 1993 ho vinto tra i giovani con “La solitudine” e nel 1994 sono arrivata terza, tra i big, con “Strani amori”.
Perché  usa il condizionale?
Tra me e il desiderio c’è un problema di date e di tempi. Il Festival sarà dal 18 al 22 febbraio: il 19 debutto a San Paolo del Brasile con la parte mondiale del tour, bisogna fare un incastro matematico di voli, coincidenze e fusi.
Impresa ai confini dell’impossibile.
Mi spiacerebbe non andarci, ho fatto e sto facendo di tutto. Ma il concerto a San Paolo inizia alle 22 e io atterro alle 17. Se l’aereo è in ritardo buco la data. Un volo privato costa circa 200mila euro e nel caso preferirei donarli a Don Mazzi. Io a Sanremo vado anche gratis: ho cominciato lì e vorrei fare lì il ventennale. Ho vinto il 27 febbraio 1993.
Perché non è andata lo scorso anno?
Avevo partorito da poco e avevo ancora un pancione gonfio, non ero in forma.
Un concerto di fortie emozioni, il suo.
E’ un viaggio a ritroso lungo vent’anni che tocca il cuore. Si parte con “Se non te” e si chiude con “Strani amori”. Poi ci sono i quattro bis e il gran finale in testacoda con “Limpido”, fresco singolo co-firmato col talentuoso Virginio Simoncelli, e “La solitudine”.
Chissà che emozioni.
La sensazione più bella è cantare davanti agli archi. Mi piace seguire tutti i dettagli, nella parte visuale sono attenta affinché faccia la differenza. Nel finale mi concedo il vezzo di un microfono Swarovsky e poi ci sono gli abiti di Armani: ne cambio cinque. Uno è fatto solo per “Non c’è” in versione salsa: è strutturato per non mostrare nulla durante le giravolte.
Un abisso rispetto al tour precedente.
Era ancorato a scenografie e balletti, per la prima volta ci siamo concentrati sull’illustrare le canzoni, una accortezza per non fare annoiare chi fan non è e conosce solo i singoli. Alcune canzoni sono più raccolte rispetto al passato, altre sono ruspanti. Avevo pensato anche un tutto acustico ma oltre due ore sono troppe. Il palco è sobrio: voglio che sia uguale ovunque. Dunque mi metto in riga e spero che possiate esserne orgogliosi
E lo sarà?
Certo. Con una eccezione: il 6 marzo al Madison Square Garden di New York ci sarà la data del ventennale cui è abbinato un party.
Il programma su Sky Uno è un lungo racconto.
Come sanno i fan e pure i giornalisti, dunque anche lei, sono logorroica e ho bisogno di tempo per raccontarmi.
Ci racconta qualcosa di lei?
Espongo episodi della mia vita, ma non parlo solo di premi o dischi d’oro, racconto perché ho deciso di fare la cantante e innamorarmi della musica. Voglio meritarmelo, ci sono persone che mi hanno insegnato a essere diligente e scrupolosa.
Un nome?
Mia nonna che è volata via. Le ho tenuto la mano mentre se ne andava e ho capito quanto è stato speciale per lei vedermi nascere e io accompagnarla nell’ultimo cammino. Poi mia madre: “She (uguale a lei)” è una canzone di Charles Aznavour cui ho cambiato il testo per dedicarla a lei.
Suo padre?
E’ il volano di tutto. Da bambina, come regalo di compleanno, ho chiesto di cantare nel pianobar dove lui suonava. E’ andata benissimo, il titolare ha detto che lo avrebbe licenziato se si fosse presentato senza di me. Lì è nato tutto.
Mancherebbe sua sorella.
Per lei ho scritto “Prendo te”. Mi ha detto che si sposava e io ho chiesto che canzone voleva eseguissi alla cerimonia. Mi ha risposto che non ne aveva una preferita e così gliela ho fatta io.

La storia, il racconto, la poesia proseguono in "Laura Pausini - 20 my story" su Sky Uno venerdì 10 gennaio alle ore 21.10: e alla fine Laura sarà davvero una di famiglia.