di Fabrizio Basso

Un artista sempre magico. Max gazzè è stato ospite di Uno in Musica nel decimebre 2013. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare come sarà il suo 2014.

Max Gazzè ne è passato di tempo dal primo disco, Contro un'onda nel mare del 1996.
Lo ricordo, è stato un disco lavorato di notte, in pochi giorni. Non c'era budget alto. Sono molto legato a quel disco, ci sono canzoni straordinarie.
Oggi la crisi porta a valorizzare i live.
Il mio Sotto Casa Special Edition, che contiene il cd con la versione live registrata allo Sferisterio di Macerata, è un disco vero e genuino, non ha nulla di posticcio. C’è chi fa qualche ritocco in studio ai lavori dal vivo, io ho scelto la spontaneità, la presa diretta. Sono i live che possono far muovere il flusso della discografia. Come accadeva negli anni Settanta.
Ne nascerà anche un dvd?
Ci sto riflettendo. Dal 18 al 21 gennaio terrò quattro concerti a Roma all’Auditorium e registreremo.
Non sembra convinto.
Sono restio per natura ai dvd ma sento che questa potrebbe essere la volta buona.
Cosa la blocca?
C'è tanta musica e spesso non è spettacolare. Tutto è più imbrigliato.
Qual è dunque la sfida?
Non correggere gli errori, staccarsi dagli mp3 e suonare insieme come si faceva una volta.
A proposito di suono sporco c’è il ritorno del vinile.
Meno male. Lo produco anche io con “Sotto casa”: voglio togliermi la soddisfazione per una volta di sentire la mia voce su vinile. Le farò un ragionamento elettromagnetico.
Sentiamo.
Il vinile ha un livello più alto di registrazione e trattiene le emozioni. In quelle frequenze si percepisce il sentimento.
Che farà in inverno?
Ho tanti progetti in cantiere. Sto pure valutando di tradire la musica per un paio di settimane e tornare a fare l’attore. Ma sarebbe uno iato, non tolgo spazio alla musica.
Nuovo disco?
Mi piacerebbe entro il 2014. Con mio fratello Francesco stiamo sistemando un po’ di materiale. Ci ritroviamo insieme a contemplare qualcosa che sta nascendo e ci sentiamo sulla pelle una bella percezione emotiva.
Le piacerebbe parlare di cultura musicale nelle scuole?
In Francia e Inghilterra l’approccio è diverso. Soprattutto in Francia per via delle colonie. Lì la musica è già multietnica e a scuola ti insegnano è quella che vuoi. Noi abbiamo Puccini, Rossini e Verdi ma siamo rimasti ancorati a un mondo che non c’è più: è stato forte ma ora sta indietro in primis nel campo dell’istruzione.
Il successo è riconducibile a una formula?
Io ho sempre cercato di stimolarmi inseguendo nuove forme di canzone. Una caratteristica ma anche una sfida: una canzone senza ritornello o con sei tonalità diverse è una sfida.
Cosa è l’arte?
Una parola sanscrita che vuol dire mettere le cose in ordine. E quando la percepisci ti domandi come trasportarla nel mondo. Ti svegli all’alba e o la completi o fai finta che non ci sia. Non penso mai come deve essere una cosa ma di renderla  attraverso artefatti che poi evolvono nel tempo.
Difficile scrivere un testo?
E’ come nel film “Beautiful mind”, una sequenza di simboli, lettere e numeri da ordinare. Mio fratello Francesco è bravissimo: mi fa leggere cose non propone testi finiti.
Ha molte canzoni da parte?
Potrei fare cinque album in un mese. Ci sono anche testi che riprendo dopo tre anni. Non c’è uno scarto ma la precedenza è a quello che in quel momento serve di più.