di Fabrizio Basso

Luca Carboni torna all’inizio di tutto: il suo big bang è la Bologna degli anni Ottanta "quella in cui poteva succedere qualunque cosa". E lui, fedele a quello spirito, ha preso la chitarra di suo fratello e si è messo a suonare con i Teobaldi Rock. Poi, una sera, si ritrova nella storica  trattoria da Vito, e ci incontra Lucio Dalla con Gaetano Curreri e gli Stadio e altri amici. Era il 1983. Sono passati trent’anni e Carboni, 51 anni fatti lo scorso 12 ottobre, ha scritto più che canzoni storie che sono un abbraccio generazionale. Si festeggia con un album che ripercorre alcune tappe della sua carriera. Ma siccome Carboni è uno che non sa cosa significa noia, ha scelto una strada ardita, supportato dal produttore Michele Canova: ha chiamato a raccolta tanti suoi amici, vicini e lontani, e così è nato “Fisico & Politico”. Il prossimo 20 dicembre nella sua Bologna terrà un concerto, il primo del tour, con tutti gli ospiti del disco. Una data unica e speciale. Nell’attesa è ospite, insieme a Tiziano Ferro e Tim Oddel, della quarta puntata di X Factor 2013, in programmazione su Sky Uno giovedì 14 novembre alle ore 21.10. Lo abbiamo intervistato.

Carboni sono trent’anni che fa questo mestiere.

Lo so. Ho lavorato un anno a questo progetto, non volevo un semplice best of.
Come riassume questi tre decenni?
Un viaggio bellissimo. E stasera a X Factor vivrò un altro momento storico, al fianco di tanti ragazzi che lavorano sodo per costruirsi un futuro nella musica.
Partiamo dal singolo con Fabri Fibra.
Seguo il rap da tempi non sospetti. Anche Lorenzo è un rapper e ho nel curriculum un tour con lui. Fabri Fibra, che ammiro da sempre, ha accettato di mettersi in gioco in un mondo lontano dal suo. In “Fisico & Politico” ha messo le sue rime su un testo già definito a livello di tematica. Io “sono fisico ma anche politico/un corpo solido messo in un liquido” mentre lui è “ritmico bestiale come il fisico”.
Ora facciamo una domanda a canzone. Partendo però dagli inediti.
Sono “Dimentica” e “C’è sempre una canzone” di Ligabue. Sembra una ninna nanna ma non lo è. E’ una canzone che racconta questi tempi duri e mette in evidenza la possibilità che abbiamo di tenere botta.
Tiziano Ferro e “Persone silenziose”.
Con lui avevamo già duettato ne “Le band si sciolgono”. Il perché è spiegato nel libro scritto da Tiziano “Trent’anni e una chiacchierata con papà” dove afferma che questo brano è stato la musa ispiratrice per la sua futura carriera.
Elisa e “Vieni a vivere con me”.
Abbiamo registrato separatamente: all’epoca la sua gravidanza era troppo avanzata per farla spostare. Mi ha fatto sorridere quando ha detto, con tono liberatorio, che solo io avrei potuto farle cantare la strofa “spalmarti maionese sul collo e leccandoti far tremare Bach”. Considero questo brano la mia canzone d’amore più forte.
Jovanotti e “Ci vuole un fisico bestiale”.
La ha preparata negli Stati Uniti perché era il periodo che stava là. E mi ha fatto anche una sorpresa, che scoprirà chi ascolterà l’album. Ha voluto fortissimamente questa perché dice che quando è uscita lo ha steso come il pugno e il video ha preceduto di vent’anni l’estetica di youtube. Prima di questa canzone non ci eravamo mai incontrati e forse neanche ascoltati, almeno con attenzione: solo un mese dopo eravamo in tour insieme.
Alice e “Farfallina”.
Quando ci siamo visti mi ha detto che esprime una tenerezza fraterna. Un gran complimento.
Miguel Bosé e “Inno nazionale”.
Più elettronico e potente dell’originale.  Miguel mi ha lusingato dicendomi che lavorare con me è come andare a scuola.
Franco Battiato e “Silvia lo sai”.
Si è offerto lui. E lui ha chiesto di cantare il verso dei professori, quelli che “non chiedevano mai se eravamo felici”.
Biagio Antonacci e “Primavera”.
Mi ricorda i primi tempi che Biagio frequentava Bologna e veniva a vivere la notte con noi bolognesi. A pensarci mi sale la nostalgia.
Cesare Cremonini e “Mare mare”.
Mi ha detto che in questi versi legge un’alba e un tramonto di una terra che entrambi amiamo ma che io leggo in modo unico. Io dico soggettivo.
Samuele Bersani e “Gli autobus di notte”.
E’ una canzone politica, ma tutte le canzoni hanno una valenza politica. In questo caso un mezzo arrugginito e desueto è la metafora di un paese che arranca ma che, orgoglioso, non si ferma.
Sono rimaste escluse canzoni come “Mi ami davvero” e “L’amore che cos’è”.
Mi ero posto un limite di 12 canzoni. Ma tranquilli non c’è alcuna ipotesi, a oggi, di un’opera seconda. Ora penso al tour.