di Barbara Ferrara

“Tutti pensano che sia completamente pazzo e la cosa mi piace”:  è con queste parole che il cantante di origine libanese, quarto giudice di X Factor al fianco di Simona Ventura, Elio e Morgan, ha esordito alla presentazione della sua prima raccolta di successi internazionali. “Songs book vol.1”, è in uscita il prossimo 12 novembre, e l’artista ci tiene a chiarire che il titolo è importante: “Non mi piace chiamarlo best of perché mi dà l’idea della fine, preferisco chiamarlo raccolta, è una collezione alla mia maniera…capisco che il significato sia quasi lo stesso, ma vorrei farla questa differenza, anche perché un best of conto di farlo a 85 anni, non a 30”.

Terzo di cinque fratelli, Mika è un enfant prodige, ribelle per natura, che comincia a fare musica a soli undici anni debuttando a Londra con un concerto di Strauss. Da quel momento è in continua evoluzione. Pianista autodidatta, ama rompere gli schemi e adora scrivere sopra le righe: “Quando scrivo lo faccio senza pensare, voglio essere libero di fare le canzoni che voglio, alla maniera in cui mi dà felicità, senza chiedere il permesso a nessuno, attraverso la musica ho trovato la mia libertà”.

A X Factor, supportato dalla vocal coach Rossana Casale, Mika è al timone della categoria Under 24 Donne, una squadra di giovani talentuose con cui “lavoro intensamente fianco a fianco cercando di dare loro direzioni diverse, faccio quattro volte lo stesso lavoro, ma mi diverto, e per lo show anni Novanta di stasera ho pensato a scelte molto particolari”.

Nell’attesa di scoprire quali siano, questo giovedì 7 novembre su Sky Uno HD a partire dalle ore 21, scopri cosa ci ha rivelato di sé, della sua musica, delle sue girls e di Morgan.

Com’è questa sua esperienza a X Factor?
Stancante, ma sono molto felice, fare televisione mi piace, e poi sono stato fortunato: la mia squadra è la migliore, lo pensiamo tutti noi giudici. Penso che una delle mie ragazze potrebbe tranquillamente vincere.
Può farci un nome?
Tecnicamente Roberta Pompa ha la voce migliore del talent, ma voglio lavorare sul suo stile che invece non è altrettanto forte, è stata una grande sorpresa, dopo averla conosciuta meglio posso dire che è la più alternativa delle quattro".
Cosa dice delle altre?
A Viò (la ragazza con l’ukulele) devo cercare di dare un potenziale discografico contemporaneo senza sopprimere la sua vena country-folk, con Valentina c’è più bisogno di migliorare la presentazione, mentre con Gaia devo concentrarmi sulla tecnica, perché di stile ne ha già abbastanza.
La chicca della diretta di stasera è il duetto con Chiara Galiazzo.
Canteremo Stardust, e sarà una versione del tutto diversa, veramente bellissima.  Per questioni di politiche discografiche, riuscire a registrarla nel mio studio a Londra è stato faticoso, ma sono contento di averla inserita in Songs book vol.1.
Cosa vorrebbe insegnare alle ragazze della sua squadra?
Lavoro soprattutto sulla loro identità, X Factor è un’iniezione di steroidi, io cerco di prepararle alla realtà che le aspetta al di là del talent, fuori è una guerra e le ragazze devono imparare a destreggiarsi anche con le case discografiche, le aiuto a costruirsi una pelle di elefante.
C’è chi parla di un suo prossimo album con Morgan, cosa c’è di vero?
(Ride ndr). Da Morgan sto ancora aspettando la canzone, se riusciremo a farla allora potremmo parlare di album. Abbiamo provato in studio, l’idea è quella di cantare lui in italiano, io in inglese. Morgan al piano è un bambino iperattivo: impressionante, poetico, e molto forte. Ho grande rispetto per lui e ho da imparare.
Le piace vivere in Italia?
Sì, Milano è bella ma difficile da capire perchè è tutto nascosto, come questo bellissimo posto che ci ospita (Villa Necchi nel cuore della città, ndr). Ma sto imparando a conoscerla, e a muovermi, mi piacciono i Navigli, bere una birra all'una di notte vicino all'acqua. O lavorare in qualche trattoria: mi presento intorno alle sei del pomeriggio, scelgo un tavolo tranquillo e, in solitudine, mi dedico alla scrittura.
Ci racconti di Songs book vol.1
Per me questa è una strana collezione da guardare: è come guardarmi allo specchio e vedere riflessi otto anni della mia esistenza. Tutte le canzoni sono le mie canzoni, i miei album sono piccole storie della mia vita. E c’è dentro la mia evoluzione.
Fisicamente i cd sono destinati a morire?
Statisticamente sì, io ascolto tantissima musica su Spotify, è come una biblioteca universitaria dove scoprire un sacco di novità, compro su i-tunes, ma adoro il formato di un cd, il piacere di prenderlo e posarlo su un tavolo.
Concerti in agenda?
Sto lavorando al mio quarto album e preferisco non mischiare le cose, ne riparliamo dopo l’uscita.