di Camilla Sernagiotto

La mente è un groviglio di meandri contorti, intriso di ricordi, pensieri ed emozioni vissute, talvolta dimenticate, ma sempre presenti nell’inconscio.
E proprio quella parte misteriosa del nostro cervello, quella che da Freud in poi è diventata massima protagonista della psicanalisi, sarà la cavia di Francesco Tesei.
Nato a Forlì, professione Mentalista, è difficile spiegare la giornata tipo di questo guru della comunicazione mentale..
Grazie all’attesissima serie che andrà in onda su Sky Uno HD a gennaio e di cui vedremo i primi 3 episodi ogni giovedì alle 20.10 dal 31 ottobre in anteprima assoluta, finalmente tutti potranno scoprire cosa significa essere quello che riporta il titolo: Il Mentalista, appunto.

Dodici puntate che terranno incollati allo schermo gli spettatori con la bocca spalancata tra esperimenti mentali, letture del pensiero, ipnosi conversazionale ma anche prove fisiche estreme che vedranno Tesei incatenato sotto un’automobile prossima a cadergli addosso così come a 4000 metri di altezza, pronto a lanciarsi con il paracadute.
Un concentrato di adrenalina allo stato puro a cui si aggiunge l’ingrediente fondamentale di cui si nutre il Mentalista: lo stupore di chi assiste.
Dalle “vittime” dei suoi esperimenti fino ad arrivare allo spettatore, la reazione è sempre la stessa: sbalordimento e domande retoriche come “Ma come diavolo fa?”
Retoriche perché Francesco non spiegherà mai i suoi segreti, dato che non si tratta di misteri ma di decenni di studi ed esperienza dietro cui non c’è ombra di magia bensì “solo” conoscenza massima della psiche umana .

Abbiamo incontrato Tesei per chiedergli cosa vedremo nei primi 3 episodi de Il Mentalista, in onda su Sky Uno HD dal 31 ottobre.
Ecco cosa ci ha raccontato (lasciandoci a bocca aperta e, ebbene sì, a mente letta e riletta).

Com’è nata questa tua passione per la conoscenza della mente?
Tutto parte dal mondo dell’illusionismo, in cui ho operato per anni. Ho cominciato da ragazzino, trasformando la mia passione in una professione all’età di vent’anni. Per quindici anni ho continuato a lavorare in quel mondo perché amavo più di ogni altra cosa stupire la gente. Poi ho scoperto la conoscenza della mente, che mi permetteva di stupire ancora di più la gente che mi stava davanti senza doverla illudere con trucchi. Entrare nella psiche di qualcuno dà molte soddisfazioni.

Hai fatto corsi o studi particolari?
A trentacinque anni ho deciso d’intraprendere un percorso personale di studi psicologici. Dico “personale” perché sono un autodidatta, non ho una laurea in psicologia. Mi sono iscritto al Milton Erickson Institute di Torino approcciandomi alla ipnoterapia e alla programmazione neuro linguistica. Mi sono specializzato sempre di più in ipnosi ericksoniana, un tipo di ipnosi conversazionale che si raggiunge parlando anziché utilizzando pendoli o stratagemmi simili. Utilizzando metafore, si riesce a portare l'interlocutore in uno stato ipnotico: questo è stato ciò che mi ha spinto a dedicarmi alla conoscenza della mente.

Credi che chiunque possa intraprendere la tua professione oppure una percentuale di talento naturale dev'esserci?
Non c’è alcun tipo di talento naturale né superpotere: in ogni puntata de Il Mentalista mi sentirete ribadire che non ho nessun potere sovrannaturale. Ci tengo a sottolineare che non si tratta di magia e che chiunque può approfondire e migliorare la comunicazione con sé e con gli altri.

I pro e i contro del tuo mestiere?
Tra i pro, spicca certamente la capacità di decodificare il non-detto. Noi tutti comunichiamo molto di più con il linguaggio paraverbale piuttosto che con quello che effettivamente esce dalla nostra bocca: espressioni e gesti dicono molto di più di quel che pensiamo. E spesso smentiscono quello che stiamo dicendo.

Il tuo lavoro dunque non differisce molto da quello di Cal Lightman di Lie To Me
Niente affatto! È molto simile al suo. Tra i miei “libri di testo” c’è anche il vocabolario delle espressioni facciali stilato dallo psicologo statunitense Paul Ekman (al quale Cal Lightman s’ispira, n.d.r.). A differenza di Ekman e di Lightman, però, il Mentalista non è uno scienziato. Si tratta piuttosto di un artista che crea un’enorme suggestione che in primis dev’essere spettacolare e divertente. È come se io fossi un pittore che usa una tavolozza di tre colori primari: tecniche di comunicazione, psicologia e illusionismo. Dosandoli di volta in volta, creo il quadro finale da cui dovrà scaturire un’unica emozione: lo stupore. È quella la molla che genera la curiosità.

È lo stupore quindi la reazione tipica delle “cavie” alle quali leggi nel pensiero?
Di base c’è sempre lo stupore. Le mie “cavie”, come dici tu, sono sempre scelte in maniera totalmente casuale, non sono certo attori professionisti d’accordo con me. Anche perché sarebbero da Oscar! La spontaneità dipinta sui loro volti e lo sbalordimento dopo ogni esperimento sono una garanzia della assoluta veridicità dei miei esperimenti. Poi ciascuno ha reazioni diverse in base alla propria natura, alle sue passioni e al background da cui proviene; ciascuno vede ciò che faccio da prospettive diverse. Mi piace definirmi come “lo specchio attraverso il quale scopri qualcosa di te stesso”.

Credi nel paranormale?
No, perché la mia esperienza da illusionista mi ha insegnato che dietro a ogni fatto “paranormale” c’è in realtà un trucco.

Cosa vedremo nella prima stagione de Il Mentalista?
Sicuramente tutti gli esperimenti mentali del mio repertorio, quello che fino ad ora ho portato solo in teatro e mai in televisione. Il bello di questa serie è che per la prima volta ho “giocato fuori casa”, andando a operare nei contesti delle persone che ho sottoposto ai miei esperimenti. In pratica ho creato prove ad hoc per ciascuna delle mie “vittime”: dal giocatore di basket a quello di scacchi, ogni volta che mi sono approcciato alla mente di qualcuno ho tentato di farlo muovendomi in contesti a loro familiari. Poi la cosa divertente ed emozionante è stata quella di ritrovarmi in situazioni estreme che mi hanno messo alla prova anche a livello fisico oltre che mentale: mi sono lanciato con il paracadute da 4000 metri, sono stato incatenato sotto due tonnellate di lamiera durante un esperimento da uno sfasciacarrozze, mi hanno chiuso nel bagagliaio di un taxi… Ne ho viste di tutti i colori insomma!

Il momento più intenso che hai vissuto durante le riprese?
Vedere la commozione negli occhi di Vittoria Belvedere quando si è resa conto che ero riuscito a cancellarle il ricordo di un’esperienza del passato. È stata una cosa sconvolgente dal punto di vista emotivo.

Qual è l’esperimento mentale che ti riesce meglio?
Quello in cui devo indovinare un pensiero preciso, tipo il numero di una carta di credito.

Oltre a Vittoria Belvedere, ci sono altre Guest Star nei primi 3 episodi?
Nel primo c’è Luca Argentero, nel secondo, come ti anticipavo, Vittoria Belvedere e nel terzo Cristina Chiabotto con sua sorella Serena. Oltre ai V.I.P. in senso stretto, ci saranno come ospiti anche personaggi come Dario Minieri, campione italiano di poker. Come ogni grande pokerista, ha davvero una mente incredibile!

Com’è stato entrare nella mente della Chiabotto?
La Chiabotto è difficile perché è effervescente. Nonostante sia molto spontanea e solare, ha una mente che viaggia a cento all’ora. Con lei ho fatto un esperimento con cui ho cercato di condizionare le sue scelte. È stato molto divertente.

Durante questa intervista mi hai per caso rubato il PIN del Bancomat?
Lo scoprirai solo al prossimo estratto conto…