di Fabrizio Basso

Esistono due tipi di tatuaggi: quelli che raccontano la storia di chi li "indossa" e quelli che macchiano il corpo perché fanno glamour e sono quasi trasparenti tanta è la loro inutilità. Clementino, rapper campano, ne ha undici, ognuno con una sua storia. E ce la racconta aspettando la finale di Best Ink, in programma su Sky Uno il primo ottobre alle ore 21.10.

Clementino undici tatuaggi sono tanti.
E proseguiranno. Sono come una formazione di calcio, a oggi.
Il primo?
Nel 1996, un microfono.
Illuminante.
Direi di più: profetico.
L'ultimo?
Sulle dita mi sono scritto IENA.
Perché farsi un tattoo?
E' una forma culturale.
Altri?
Ho tre iene, il mio nickname, in diverse parti del corpo. Prima di fare il rapper mi divertivo a inventare murales per cui la fantasia non mi manca.
Solo iene o anche altri animali?
Ho un leone dietro il polpaccio: il suo slancio mi trasmette energia.
Finito il bestiario?
Ho anche un pappagallo: credo che oltre a me lo abbia solo Lorenzo Jovanotti.
C'è tanto colore.
Sono un ragazzo del Sud che ha bisogno di sole e calore e i colori trasmettono queste sensazioni.
Ha un tatuatore di fiducia?
I più me li ha fatti Cistantino Sasso che è di Nola, come me. Prima di realizzarli ci ragioniamo.
Perché iena?
Sbranano gli avversari e io lo faccio con i miei avversari di freestyle.
Dopo il successo del disco Mea Culpa, ora arriva il Mea Culpa Tour.
Sono felicissimo, il mio primo tour nazionale. Si parte con due date a dicembre: il 3 all'Alcatraz di Milano e il 5 all'Orion Club di Roma e poi ha inizio 2014 comincerò a girare l'Italia.
Il suo lavoro prima di essere un rapper?
L’animatore prima nei mini club per i bambini, poi il capo animatore e infine il capo villaggio.
Lei viene dal teatro.
Una esperienza fondamentale, garantisce quel po’ di faccia tosta indispensabile a chi fa il mio lavoro: è utile dal vivo e nei video.
Per tanti ragazzi è un guru.
So che mi ascoltano e cerco di mandare messaggi responsabili. La rabbia va veicolata, i rapper sono i nuovi cantautori e con le parole possono fare più male di un killer di Secondigliano.
Non teme nulla.
Per chi è cresciuto facendo freestyle la paura non è contemplata.