di Fabrizio Basso

I tatuaggi sono un linguaggio segreto. Anche quelli più riconoscibili nascondo dei segreti che non possono essere detti. Vive tra Conegliano Veneto e Los Angeles Sir Bob Cornelius Rifo e il suo progetto si chiama The Bloody Beetroots. L'accento veneto gli è rimasto. Tatuaggi ne ha parecchi e il suo nuovo disco Hide vanta collaborazioni uniche, tra cui Sir Paul McCartney e Tommy Lee dei Motley Crue. Lo abbiamo incontrato a Milano, in uno dei suoi rari passaggi nel nostro paese. E' restio a parlare dei suoi tattoo per riservatezza e lascia capire che programmi come Best Ink (ogni martedì ore 21.10 su Sky Uno) sono una bella crociata di sensibilizzazione contro un rito che è diventato una moda

Sir Bob Cornelius Rifo quanti tatuaggi ha?
Dire cinque o sei.
Ce li racconta?
No.
Perché?
Perché sono molto personali e dunque la loro storia la custodisco per me.
Neanche uno?
Le parlo di due. Il primo è sul petto ed è il mio anno di nascita, 1977. Poi sul bicipite ho il ritratto di Rank Xerox.
Perché se li fa?
Ho la memoria corta e dunque mi aiutano a ricordare momenti speciali della mia vita.
C'è chi lo fa per moda.
Per fortuna le mode prima poi finiscono. O cambiano.
Parliamo di Hide, suo nuovo album che arriva quattro anni dopo Romborama.
Sono quattro anni di vita.
Il tema?
Un ponte temporale tra presente e passato per raggiungere il futuro.
Detto così sembra facile.
Credo nella forza citazionistica del passato, ho cercato dei filtri per tradurla in estetica contemporanea.
Oggi tanti si ispirano al passato.
Io non mi ispiro vado alla radice, la mia non è estetica ma un tornare alla fonte primaria. Faccio parlare la cultura dimenticata.
Lei ha una community.
Si chiama The Real Church of Noise. Ci si entra su invito e si parla liberamente di ogni forma d'arte.
Nella sua musica c'è tanto punk.
Ancora oggi mi emoziono ad ascoltare i Clash o i Sex Pistols. Una bella canzone non ha tempo.
Lei ha ospiti in Hide, tra gli altri, Pete Frampton, Tommy Lee, Paul McCartney: difficile convincerli?
No, la parte più complessa è trasmettergli l'anima del tuo progetto. E comunque sono grandi insegnanti. Ne esci più ricco umanamente e professionalmente.
Sarà in concerto in Italia?
Certo. L'11 novembre all'Alcatraz di Milano. Spero che questa intervista allarghi la mia popolarità in Italia e possano esserci altre occasioni.
A proposito perché usa la maschera di Venom?
Quando l'ho adottata non pensavo a lui. Avevo pochi soldi e quella era facile da realizzare. Ed economica.