di Fabrizio Basso

Non è un caleidoscopio che cammina, ma anche lui sul tatuaggio è scivolato. Marco Ligabue ne ha uno sul gomito. Ha una sua storia e un suo perché. Non è uno sfizio. Come insegna Best Ink e come, prima di lui, ci hanno spiegato Omar Pedrini e Ketty Passa, un tattoo ha un'anima e dunque non si fa per gioco. Marco, che il 10 settembre esce con suo primo disco da solista Mare Dentro, ci racconta il suo.

Marco un solo tatuaggio?
Sì, lo ho fatto qualche anno fa, sei per la precisione.
Perché?
In quel tempo stavo realizzando il mio sogno di andare in Messico e, per lo più, di andarci con la mia musica. Era una stagione particolarmente bella della mia vita, ero l'uomo più felice del mondo: era appena nata mia figlia Viola.
Una magia.
Eccome, ed è stata la somma di tutte queste cose a farmi decidere per il mio primo e unico tatuaggio. Ce l'ho sotto il gomito.
Cosa rappresenta?
Un tatuaggio Maya che non ha significati particolari se non quelli che gli ho dato io per le cose belle che mi stavano succedendo.
Si è mai pentito?
Ne sono ancora molto felice. Quando mi capita di guardarlo penso a mia figlia e a quanto mi ha cambiato la vita. In meglio. E' stato un tatuaggio fatto quasi "di getto" dal primo tatuatore incontrato.
Un azzardo.
Mi ricordo che ci mise quasi tre ore e che alla fine me ne andai subito a Playa del Carmen per bere uno dei margarita più buoni di sempre.
Ora invece si divide tra Alghero, dove vivono sua figlia e la sua compagna, e Correggio, dove ha gli amici, la mamma e suo fratello Luciano.
Faccio il pendolare per amore. La Sardegna è bellissima, con le sue luci, il mare, fonte inesauribile di ispirazioni. Ma le radici restano emiliane.
Esce il suo primo lavoro da solista Mare Dentro.
E' nato in Sardegna, sulla spiaggia delle Bombarde. Mi sedevo sulla sabbia, guardavo il mare e la chitarra partiva, ho scritto tantissimo.
Lo ha già portato in tour e sono usciti due singoli.
Oggi è troppo azzardato puntare sull’impatto secco, meglio un approccio più morbido, far capire chi sei e cosa fai. Si è innescato un passaparola che ha portato sempre più gente ai miei concerti.
I due singoli?
Sono “Ogni piccola pazzia” e “La differenza”. Il primo è la pazzia d’amore ma anche il vivere d’istinto. Seguire lo stomaco senza paletti. Il secondo è una canzone spensierata ma non toppo facile. Più cantautoriale.
Con suo fratello si vede?
Ogni volta che possiamo. Luciano è più stanziale, io più nomade. Ci sono dieci anni di differenza dunque ci siamo scoperti tardi. Ma non perdiamo occasione per andare da nostra madre a mangiare i suoi straordinari tortelli fatti a mano.
Ora che farà?
Porto il disco in tour e poi mi piacerebbe andare al Festival di Sanremo.
Primo disco secondo tatuaggio?
No, per ora no. Ma...mai dire mai. Come insegna Best Ink, che cerco di vedere ogni volta che posso, un tattoo va ragionato, non è solo sporcarsi la pelle per sfizio o moda.