di Fabrizio Basso

Anche se non si vede bisogna stare attenti ai colori. Ecco perché, in passerella, l'intimo e i costumi sono tra i capi più osservati, amati, desiderati ma anche giudicati. Fabio Caserta li crea, li fa indossare, ci gioca, li colora e ci racconta, in questa intervista a Sky.it, perché se vuole vincere America's Next Top Model una ragazza deve superare la prova del bikini.

Caserta, partiamo dai colori?
La cromia è fondamentale. Sbagliare l'abbinamento è grave.
Elementi strategici?
Le informazioni sui capelli. Poi si passa alle scarpe, ai sandali e agli accessori.
Cosa andrà nella stagione 2013/2014?
Gli anni Cinquanta rivisitati. Il nero col bianco, che è un classico ma certe volte di più.
Come si rilegge il passato?
Con gli occhi di oggi e con sguardi diversi. La moda si rifà a vecchi elementi, li elabora e li ribattezza avanguardia.
Le aziende con cui collabora su che stagione progettano?
Sono già al 2015/2016.
Addirittura?
Sì ma è top secret.
Ci dia una anticipazione del 2014/2015 almeno...
Torna la panna, nelle sue sfumature dalla sabbia alla senape fino al marrone. Come tessuti lana e cachemire. Difficili da abbinare ma suggestivi.
Quando l'intimo entra in passerella?
Penso a Naomi Campbell che ha fatto furore fin dai primi anni Ottanta. Poi le modelle scolpite di Versace.
Oggi?
Le ragazze dell'Est e le brasiliane sono tutte bellissime.
Basta top model?
Sono meno. L'ultima credo sia Gisele Bundchen: non per nulla è la più ricca.
Molte top model sono impegnate nel sociale.
Sempre di più per fortuna. Penso a chi sostiene la Peta. Oppure a Brigitte Bardot che per prima si è impegnata contro la vivisezione.
Quando nasce il culto dell'intimo?
Nel 1946 è stato inventato il bikini ma per una questione di pubblica decenza non poteva essere mostrato e dunque le prime avvisaglie rivoluzionarie arrivano negli anni Sessanta col bikini bianco di Ursula Andress. Prima si rischiava l'arresto. Ha osato molto anche Marilyn, ha precorso i tempi: ha destruttturato il "tutto coperto" dei Cinquanta.
Altro passo liberatorio?
Fine anni Sessanta col topless. Poi arriva il triangolo che supera la barriera dell'intimo e diventa capo di abbigliamento. Negli anni Ottanta impazza il tanga. Le frange, le frappe i richiami: sono dei gioiellini. Poi i ricami indiani e orientali cui si affianca l'animalier creato da Cavalli. Si inizia a curare il fisico e il body-building vuole tessuti che valorizzino le forme. Il lycra nasce negli anni Sessanta ma esplode nei Novanta. C'è un ritorno della pelle ma subito accantonata per vinile, sky e finta pelle.
Chi sono le regine di questi periodi?
Cito per tutte Nadege, Claudia Schiffer e Cindy Crawford.
Il tanga va sempre?
Eccome. Cambiano colori e fantasie, oggi si stampano quadri, cattedrali, paesaggi. Poi ci sono il glitter, il fluo, l'oro e l'argento.
Per chi partecipa ad America's Next top Model quanto è importante saper sfilare in intimo?
Molto. E' un programma che aiuta, che insegna a stare in passerella, a confrontarsi col trucco. La sola cosa che non può offrire è il carisma: ma quello è innato e se lo hai ANTP è manna.
Con chi ha lavorato che le ha dato soddisfazione?
Andrea Lehotska, Elenoire Casalegno e Simona Ventura.
Chi vorrebbe mettere in intimo?
Rihanna: è algida e raffinata allo stesso tempo. Sembra sprezzante ma trasmette passione. Sono le alchimie caraibiche.
Fine dell'intervista o ci mettiamo un ultimo desiderio?
Se me lo concede, vorrei dedicarmi anche alla lingerie di Kate Moss.