di Barbara Ferrara

Clod The Ripper, al secolo Claudio De Rosa, nasce a Milano trentadue anni fa. Da sempre le sue più grandi passioni sono la musica metal e i tatuaggi. Da suo padre pittore eredita l’attitudine al disegno e dai suoi idoli metallari l’amore per l’arte del tatuaggio. E’ ancora un ragazzino quando inizia a muovere i primi passi in quella che diventerà nel tempo la sua professione. Dopo la gavetta crea il suo marchio di fabbrica: uno stile artistico di qualità che non risponde alle regole del mercato ma a quelle che lui stesso si è dato. La sua specialità sono i tatuaggi figurativi in bianco e nero ispirati al mondo dell’horror, da qui il suo pseudonimo preso a prestito da Jack lo squartatore, Jack the Ripper, per l’appunto.   

Quando non lavora negli studi di Milano City Ink, Claudio De Rosa è in giro per il mondo alle migliori convention nazionali e internazionali o in tour con la sua band. Lo abbiamo intervistato prima che volasse a Berlino per la 23ma edizione della Tattoo Convention.

Come nasce la sua professione?
Ho iniziato presto, a 17 anni sono andato in giro per Milano a chiedere di essere preso come apprendista, ma nessuno voleva insegnarmi, erano altri tempi. Poi ho trovato chi mi ha introdotto al mestiere, e ho fatto molta pratica.
Cosa la affascinava di quest’arte?
I metallari tatuati che ascoltavo, la figura della persona tatuata. Mio padre ha sempre dipinto e scolpito, io disegnavo già da bambino. Il tatuaggio per me è qualcosa di più di un disegno sulla pelle, racconta di te.
Quindi è vero che un tatuaggio dice ciò che si è?
Assolutamente, racconta la tua storia, fa parte di te. Per me un tatuaggio è terapeutico, i miei mi danno forza, sono la mia corazza e la mia difesa.
Quali sono i soggetti più richiesti?
In realtà quando ti specializzi in uno stile come me, non segui più le mode. Io mi occupo di tatuaggi figurativi, in bianco e nero, a carattere dark, horror, realistico. Quando ho iniziato era l’era del tribale, poi c’è stato il delfino, il  geco e le scritte giapponesi. Oggi non saprei dire.
Quali sono state le richieste più bizzarre?
Ultimamente all’estero c’è la moda di tatuarsi sulla pelle il testamento biologico, e a richiederlo sono  principalmente signori e signore di una certa età.
Quelle alle quali ha detto di no?
In passato dicevo sì a tutto, ora no, seguo solo il mio stille, ho un mio modo di lavorare, ho dei paletti insomma.
Per esempio?
Non tatuo le mani, il collo o il viso se non a tatuatori, persone fortemente tatuate o rockstar. Il motivo è che oggi il tatuaggio è molto in voga e non voglio che il mio stile diventi una moda. Oggi sono tutti tatuati, la differenza sta nella qualità del tatuaggio e nell’avere dei tatuaggi in vista sul collo o sul viso: sono di forte impatto e preferirei che li avessero solo certi tipi di persone. Un tatuaggio te lo devi meritare.
C’è un punto del corpo più esposto al dolore?
Il collo, la gola, lo sterno,  il viso, le mani, la pancia, ma farei prima a dirle quali sono le parti che fanno meno male. La verità è che tatuarsi fa male. Bisogna essere preparati e concentrati a sopportare anche lunghe sedute. In questo aspetto il tatuaggio mantiene quella sua antica valenza di rito di passaggio.
C’è ancora chi si tatua il nome del partner?
Sì lo chiedono spesso, io tendo a non farlo, soprattutto se si tratta di ragazzini alla loro prima cotta. In generale è sempre meglio tatuarsi il nome del proprio cane o del proprio figlio piuttosto che del fidanzato. Anche se poi io predico bene e razzolo male: sono il primo che ha il corpo pieno di nomi di ragazze, e continuo a sbatterci la testa.
Ci sono differenze tra uomini e donne nell’approccio?
Si, le donne sono molto più brave, arrivano più timidamente e confessano di aver paura del dolore, poi in realtà lo tollerano bene. Gli uomini, al contrario, si presentano facendo i duri ma poi si lamentano per la sofferenza.
Il lato meno piacevole del suo lavoro?
Hai sempre mal di schiena a causa delle posizioni che assumi. Passare tante ore ingobbiti a tatuare è faticoso, hai problemi agli occhi, mal di testa e contratture varie.
Quello più divertente?
Il bello è che incontri tutti i tipi di persone, banchieri, manager, donne in carriera, disoccupati, musicisti. Ma al di là delle classi sociali, incontri proprio tutto il genere umano, dal fulminato al paranoico, dal depresso al pignolo. Ognuno ti porta la sua storia.