di Barbara Ferrara

Bandiera tricolore della ristorazione italiana in America, Joe Bastianich non è quel che sembra: occhi di ghiaccio e sguardo truce, il suo è uno di quei casi in cui l’apparenza inganna. E se è vero che non sorride quasi mai, chiacchiera molto volentieri e amabilmente. Il suo lato tenero mai visto in tv si scopre quando parla dei figli, delle sue origini e della vita privata. Figlio d'arte, produttore di vino, ristoratore e lanciatore seriale di piatti e coltelli come si è visto e molto probabilmente si vedrà ancora nelle cucine di MasterChef, si definisce più un uomo d'affari che uno chef.

Nato da una famiglia di ristoratori emigranti di origini istriane, ha da sempre vissuto più nei ristoranti che a casa: dopo una breve esperienza come bond trader a Wall Street decide di investire le sue qualità imprenditoriali unendosi al business dei suoi. Il risultato è che da quel momento la sua ascesa è inarrestabile: oggi conta circa trenta ristoranti in giro per il mondo, vive tra l’America e l’Italia, e grazie a MasterChef è diventato un personaggio popolare. Della sua straordinaria potenza mediatica ne sa qualcosa Maurizio Crozza: impossibile non ricordare la sua parodia "BastardChef: vuoi che muoro?". Bastianich si diverte e tiene a sottolineare che non è un attore: “Nel contesto di MasterChef faccio quello che mi viene spontaneo fare, ed è tutto vero.”

Nel suo libro "Restaurant Man" ha scritto che da piccolo si vergognava di essere italiano e faceva di tutto per essere americano. Oggi come si sente?
Oggi ho la fortuna di sentirmi orgoglioso di essere americano e di avere al contempo una vita italiana molto bella. Mi sento quasi un cittadino doppio.
Cosa le hanno insegnato più di ogni altra cosa i suoi genitori?
L’umiltà, il rispetto verso gli altri, in particolare verso quelli più anziani e l’importanza della famiglia.
Cosa insegna invece lei ai suoi tre figli?
Cerco di ricollegarli alla loro identità, alle loro radici italiane. A New York e a Los Angeles ci sono mondi bellissimi ma non hanno la stessa storia e manca quella sensibilità che esiste nella realtà rurale italiana. 
Dalla sede di Eataly a Manhattan ai circa trenta ristoranti sparsi nel mondo: come spiega il segreto del suo successo?
La capacità di interpretare la bontà della cultura italiana del cibo e del vino a tavola. Passare questo messaggio per noi è stato vincente, come stare sulle spalle di un gigante. E trasmettere questa stessa cultura e passione alle persone che lavorano per noi ci ha dato una ulteriore spinta.
In tv lei mostra rigore e una certa dose di inflessibilità: è così anche nella vita?
Quel che si vede a MasterChef non è cattiveria, i concorrenti diventano i nostri allievi, stiamo insieme diciotto ore al giorno, e ci si arrabbia con loro così come ci si arrabbia con i bambini. Spesso fanno degli errori stupidi ed è vero che siamo esigenti, io sembro inflessibile e molto duro ma nella vita privata la realtà è completamente diversa.
Lei è comunque una persona molto diretta e senza peli sulla lingua: è sempre stato così o ha imparato nel corso degli anni?
È merito della cultura americana, quella italiana è più chiusa, molte persone parlano alle spalle, noi abbiamo un modo diverso di comunicare, a voi forse sembra severo o non politicamente corretto, ma è chiaro e diretto.
Che differenza c'è tra la cultura americana del cibo e quella italiana?
In Italia c’è la cultura del cibo, esiste da sempre, in America siamo ancora all’inizio, stiamo nascendo solo in questi ultimi tempi.
E tra le edizioni americana e italiana di MasterChef?
Gli italiani cucinano meglio degli americani e hanno più intuizione: sono nati in famiglie in cui il cibo è importante, non è la grande novità, la mamma cucina, le nonne cucinano. Da noi invece manca questa tradizione ed è tutto nuovo. E mentre gli americani sono bravi allievi e si applicano, tendenzialmente gli italiani pensano di non dover imparare niente.
Che tipo è Gordon Ramsay?
È come lo vedi, un tipo molto scatenato, ha molta passione ed energia, in televisione come nella vita.
Patti Smith ha recentemente dichiarato che la sua passione per l’Italia risale ai tempi in cui guardava il modo in cui le donne sceglievano la verdura al mercato, le ha definite delle artiste. Cosa ne pensa?
Lei è una mia amica e sono perfettamente d’accordo con lei, aggiungerei che quelle stesse signore al mercato quando comprano il pesce dal pescivendolo richiamano l'erotismo di un atto sessuale.
A lei cosa la seduce dell’Italia?
Gli italiani, la passione per il proprio paese e per la loro cultura. Al di là dei problemi politici ed economici, hanno sempre una grande sensibilità umana, quella che forse manca un po’ agli americani.
Lei ha dichiarato che mangiando una pietanza puoi conoscere la persona che l’ha preparata: è così che ha “conosciuto” sua moglie?
Mia moglie non ha mai toccato una pentola in vita sua. Faceva la guardarobiera nel mio primo ristorante e io le portavo sempre il risotto coi funghi porcini: l’ho sedotta così.