di Barbara Ferrara


Alla domanda se “la scienza può combinare il matrimonio perfetto” è difficile rispondere e non c’è una risposta univoca, ogni esperimento è un caso a sé, ogni coppia è unica nel relazionarsi ed evolversi, tuttavia, in taluni casi quella risposta è un sì. E non la si deve all’intervento divino del fanciullino alato, armato di arco e frecce che risponde al nome di Cupìdo: a colpire il cuore degli uomini e suscitare in loro la passione amorosa, non è il riccioluto figlio di Venere, ma un team di esperti in carne e ossa, dotati di grande esperienza e professionalità; sono loro che attraverso sofisticati test di compatibilità basati su rigorosi parametri scientifici hanno selezionato e formato le coppie. E se i nomi dei test utilizzati, MMPI-2, Wilson, Raven, Sesamo e Sast, ci dicono poco, così come gli algoritmi e le formule matematiche su cui si basano, poco importa, ciò che conta è che l’obiettivo sia raggiunto.

 

Su 1300 candidature arrivate, all’incirca tre volte di più rispetto alla prima edizione, gli esperti Mario Abis, sociologo, docente allo “IULM” di Milano, Gerry Grassi, psicologo, psicoterapeuta e direttore clinico del “Centro TIB” (Terapie Innovative Brevi), e Nada Loffredi, sessuologa, psicoterapeuta e docente di psicologia all’Università “La Sapienza” di Roma, hanno ritenuto idonei solo 47 profili e su questi, un ulteriore selezione ha portato a identificare le tre coppie potenzialmente più compatibili. Francesca e Stefano P, Sara e Steven, Wilma e Stefano: questi i nomi dei protagonisti 2017 della versione italiana del format internazionale “Married at First Sight”.

Sei perfetti sconosciuti, che, episodio dopo episodio, abbiamo imparato a conoscere, sempre più da vicino. Li abbiamo visti innamorati, impacciati, entusiasti, a volte demoralizzati ma comunque determinati a non cedere e andare fino in fondo, li abbiamo visti sbandare, andare in crisi per un nonnulla, preda di comprensibili ansie e inaspettati attacchi di panico. Li abbiamo visti affrontare e superare le proprie paure (Stefano ha praticamente sconfitto la fobia dei serpenti), difendere con le unghie i propri spazi vitali, scontrarsi con i pregiudizi delle rispettive famiglie di origine, mettere in discussione le proprie convinzioni con l’intento di avvicinarsi all’altro, a volte senza difese, smarriti.


Tenere a bada l’orgoglio e scendere a compromessi non è mai facile, ma nel nome dell’amore, ciascuno ha fatto il proprio meglio per far funzionare le cose. E la prova provata è stata la decisione finale di restare insieme, e se dopo cinque settimane era abbastanza scontato per Francesca e Stefano, su Sara e Steven, Wilma e Stefano in pochi hanno scommesso. Invece eccoli qui, in barba alle aspettative, tutt’e sei, sei mesi dopo.

 

Cosa decideranno i nostri piccioncini: divorziare o rimanere per sempre uniti, tutti i giorni della loro vita, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia? Chissà, magari avranno la stessa fortuna che è toccata a quelle coppie formate dagli esperti di Matrimonio a Prima Vista in giro per il mondo (sono diciotto i paesi in cui è andato in onda) da cui sono nati tre bambini. Segno che a volte, l’amore studiato a tavolino funziona.